È prioritario mettere al centro del dibattito politico il tema della famiglia, della natalità e delle esigenze a esse legate. La famiglia è infatti non solo il soggetto promotore dello sviluppo e del benessere sociale, ma anche il luogo in cui coltivare il futuro, il desiderio di maternità e di paternità. In questi anni di crisi, inoltre, si è rivelata il vero pilastro del nostro welfare.
Il tasso di fecondità nel nostro Paese è attestato su 1,39 figli per donna in età fertile. Quello italiano è uno dei livelli più bassi di fecondità osservato nei Paesi sviluppati ed è il risultato di una progressiva diminuzione delle nascite che è in atto da circa un secolo. Inoltre l’età della madre alla nascita del primo figlio è andata aumentando raggiungendo oggi la soglia dei ventinove anni.
Noi non siamo tra coloro che ritengono che gli incentivi economici di per sé convincano una coppia a far nascere un bambino, la questione è più profonda ed è culturale. Ma riteniamo anche che per chi i figli li desidera vadano eliminati tutti gli ostacoli di natura economica, lavorativa e di organizzazione che fanno rinunciare o rinviare la maternità e la paternità.

Alcune proposte:

Famiglia

  • Asili nido gratuiti come grandi infrastrutture a sostegno di chi ha un bisogno e di chi ha un merito, a favore di chi è più debole, delle donne che lavorano e quindi a sostegno del lavoro e delle imprese. Se si raggiunge l’obiettivo 60% europeo, in fatto di occupazione femminile, aumenta la produttività del sistema Paese con una significativa crescita del Pil, accreditata fino a 7 punti dai più accreditati studi economici. È uno strumento di giustizia sociale, ma anche motore per spingere la crescita e lo sviluppo di una civiltà più avanzata e moderna. Nelle aziende: defiscalizzazione degli investimenti per gli asili e il welfare aziendale;
  • Valorizzazione del ruolo della donna: – Sul fronte maternità: per ogni figlio un anno di contributi reali per un massimo di tre anni di riduzione dell’età pensionabile; – Equiparazione dell’attività di assistenza in famiglia ad un’attività lavorativa (anche a fini previdenziali);  Fattore famiglia: configurare un sistema fiscale che tenga conto dei figli e delle famiglie numerose;  Impresa familiare: valorizzazione dell’impresa familiare mediante introduzione di specifici incentivi di carattere fiscale.

Salute

In questi anni abbiamo avuto visione e coraggio di imporre decisioni lungimiranti e prospettiche per la salvaguardia di uno dei capisaldi del sistema di welfare del nostro Paese, cioè il sistema sanitario di impronta universalistica rimasto uno dei pochi esempi nel mondo in un contesto caratterizzato da una evidente crisi economica e da scelte di programmazione dominate da più o meno vincoli di finanza pubblica.

  • Contrastare le lunghe liste di attesa, con un nuovo Piano nazionale di Governo e l’inserimento del rispetto dei tempi massimi tra i criteri di valutazione dei Direttori Generali;
  • Abolizione del superticket da 10 euro e revisione della intera normativa per garantire effettiva equità.
  • Promuovere l’applicazione dell’Urban health Rome declaration, siglato tra Ministero della Salute e Anci, che riconosce il concetto di salute un elemento imprescindibile per il benessere di una società, non più solo un “bene individuale” ma un “bene comune”, che chiama tutti all’osservanza di regole di convivenza civile. Vanno quindi considerate anche le condizioni naturali, ambientali, climatiche e abitative, così come la vita lavorativa, economica e sociale. In primo piano va inserito il ruolo delle città, dove nei prossimi decenni si concentrerà il 70% della popolazione globale;
  • Assistenza domiciliare per gli anziani in tutta Italia. Attualmente è talmente scarsa che la gente nemmeno sa che esiste. Viaggiamo nelle diverse Regioni dallo 0.8% del Lazio ad un isolato 4% dell’ Emilia Romagna di ultrasessantacinquenni “serviti”, ma con un numero di ore risibile rispetto (Emilia inclusa) agli altri paesi EU. In parallelo si propone di valorizzazione l’attività privata di assistenza agli anziani (considerando ogni mese di assistenza anche a fini di contributi previdenziali).
  • È necessario in particolare che la ricerca sanitaria sia considerata come un vero e proprio investimento.