LOTTA ALLE DISEGUAGLIANZE SOCIALI E ALLA POVERTÀ
In questi anni di faticosa uscita dal picco della crisi le disuguaglianze sono cresciute, la ricchezza si è ancor di più concentrata, la democrazia rischia così di perdere una sua funzione irrinunciabile: la giustizia sociale. Occorre dunque una radicale inversione di tendenza, il valore della giustizia va riproposto come paradigma di ogni politica economica e finanziaria, a partire dalla politica fiscale. In questo quadro vanno collocate le azioni di sostegno ai redditi più bassi e le misure a favore dell’inclusione sociale. E al criterio dell’equità va anche ispirato un patto tra le generazioni, che sappia dare vita dignitosa agli anziani e assieme prospettive di futuro ai nostri ragazzi e le azioni per aumentare la quota delle donne che lavorano, oggi solo la metà. Più di 4 milioni di persone vivono in povertà assoluta. Il REI – Reddito d’inclusione approvato dal Governo è un cambiamento di portata storica, ma va ampliato fino a raggiungere gli altri due terzi di persone in povertà che non lo riceveranno, come chiede l’Alleanza contro la povertà. Solo un serio risparmio in questa direzione, insieme al potenziamento della capacità di presa in carico da parte dei servizi, potranno rendere le misure contro la povertà non assistenziale ma capaci di creare autonomia e lavoro.

Scuola

Credere nella scuola significa poi investire sulla “grande egualizzatrice” che promuove la mobilità sociale, ora rallentata. La grande battaglia che attende la prossima legislatura è quella contro la dispersione scolastica. L’obiettivo è ridurre il numero dei ragazzi che abbandonano la scuola al 10% entro il 2020. Oggi la media è il 14%, ma con enormi differenze tra le Regioni del Nord e del Sud. Si può dire che si rischia di perdere intere generazioni oltre che una parte ingente del PIL. Una seria e profonda innovazione didattica, la scuola digitale, la formazione obbligatoria dei docenti, la scuola aperta al territorio, il sostegno alla IeFP e l’ampliamento degli ITS devono poter restituire fiducia nella scuola e migliorare l’apprendimento. L’integrazione degli alunni stranieri va favorita non tanto con misure “speciali” quanto con la diffusione di un’educazione realmente interculturale per tutti.
Occorre proseguire con gli investimenti in edilizia scolastica per rendere le scuole sicure e funzionali e ampliare il sostegno alla libertà di scelta delle famiglie e ad un sistema realmente integrato tra scuola statale e non statale. L’alternanza scuola-lavoro, un’importante riforma, deve essere realizzata con un maggiore sostegno di formazione e organizzazione, in modo che sempre più scuole e università possano interfacciarsi con le imprese.
La Legge 107/2015 ha introdotto molte novità, mettendo mano ad un riassetto ordinamentale complessivo allo scopo di rendere concreta l’autonomia scolastica. Molto è stato fatto per risolvere problemi annosi relativi al precariato (quasi 100.000 assunzioni) anche attraverso l’introduzione dell’organico di potenziamento, ma molto resta ancora da fare, per fare in modo che i concorsi vengano indetti con cadenza regolare e che i giovani laureati possano accedervi senza lunghe attese. Dopo l’inserimento dei precari è ora il momento di guardare più che all’anzianità di servizio alla qualità dell’insegnamento, favorendo chi ha conseguito la laurea e ha superato concorsi.
La sfida è, oggi, di fornire realmente a bambini/e e ragazzi/e le competenze per esercitare un’educazione alla cittadinanza democratica e attiva in una società complessa e pluralistica, dando loro le necessarie conoscenze, il pensiero critico, le relative abilità. Va reintrodotta per questo l’obbligatorietà dell’insegnamento dell’educazione civica con voto all’interno del ciclo scolastico. Spetta alla scuola nel suo insieme garantire il volervivere-insieme, l’inclusione di tutti gli alunni/studenti a prescindere dalle differenze, la fiducia e la solidarietà reciproca, la cura dell’interesse collettivo e del bene comune.

Immigrazione

L’immigrazione rappresenta un’importante risorsa umana, culturale ed economica, al di là della politica dell’emergenza e della paura sfruttata dai partiti e movimenti populisti. L’INPS ha messo in rilievo come chiudendo le frontiere rischiamo di distruggere il nostro sistema di protezione sociale, calcolando che l’azzeramento dei flussi porterebbe a un saldo negativo di 38 miliardi per la previdenza da qui al 2040. Un’impresa su dieci è guidata da stranieri e il fenomeno dell’imprenditoria straniera si conferma uno dei motori (insieme alla componente giovanile e femminile) che mantengono in equilibrio il sistema imprenditoriale nazionale, impedendo una più forte contrazione della sua base.
Occorre quindi da un lato ripristinare un sistema regolare di flussi di ingresso, ed allo stesso tempo sostenere l’esperienza dei corridoi umanitari che permette a persone vulnerabili di chiedere asilo in Italia. L’accoglienza diffusa nel sistema SPRAR va incentivata per evitare sovraffollamento in grandi strutture, condizioni di vita spesso difficili ed anche un forte impatto sui territori dove questi centri vengono posti. I numeri degli arrivi, se equamente ripartiti, non sono proibitivi. Occorre però lavorare molto sull’integrazione dei richiedenti asilo: corsi di lingua, corsi di avviamento al lavoro.
La legge sulla cittadinanza rimane un grande obiettivo mancato di questa legislatura, come d’altronde delle precedenti. La lunga attesa per una legge che riformi la cittadinanza per i minori di origine straniera nati in Italia o arrivati in Italia prima dei diciotto anni, ma che hanno completato un ciclo di studi (lo jus culturae), crea un vulnus in tanti ragazzi che, pur essendo a tutti gli effetti italiani, si trovano stranieri nel loro paese. Occorre una riforma della cittadinanza come compimento di un percorso di integrazione e di condivisione dei principi costituzionali, in prospettiva europea.
Infine è urgente l’approvazione di una nuova legge sulla libertà religiosa coerente con i cambiamenti e le trasformazioni del nostro Paese.