Credere nella scuola significa poi investire sulla “grande egualizzatrice” che promuove la mobilità sociale, ora rallentata. La grande battaglia che attende la prossima legislatura è quella contro la dispersione scolastica. L’obiettivo è ridurre il numero dei ragazzi che abbandonano la scuola al 10% entro il 2020. Oggi la media è il 14%, ma con enormi differenze tra le Regioni del Nord e del Sud. Si può dire che si rischia di perdere intere generazioni oltre che una parte ingente del PIL. Una seria e profonda innovazione didattica, la scuola digitale, la formazione obbligatoria dei docenti, la scuola aperta al territorio, il sostegno alla IeFP e l’ampliamento degli ITS devono poter restituire fiducia nella scuola e migliorare l’apprendimento. L’integrazione degli alunni stranieri va favorita non tanto con misure “speciali” quanto con la diffusione di un’educazione realmente interculturale per tutti.
Occorre proseguire con gli investimenti in edilizia scolastica per rendere le scuole sicure e funzionali e ampliare il sostegno alla libertà di scelta delle famiglie e ad un sistema realmente integrato tra scuola statale e non statale. L’alternanza scuola-lavoro, un’importante riforma, deve essere realizzata con un maggiore sostegno di formazione e organizzazione, in modo che sempre più scuole e università possano interfacciarsi con le imprese.
La Legge 107/2015 ha introdotto molte novità, mettendo mano ad un riassetto ordinamentale complessivo allo scopo di rendere concreta l’autonomia scolastica. Molto è stato fatto per risolvere problemi annosi relativi al precariato (quasi 100.000 assunzioni) anche attraverso l’introduzione dell’organico di potenziamento, ma molto resta ancora da fare, per fare in modo che i concorsi vengano indetti con cadenza regolare e che i giovani laureati possano accedervi senza lunghe attese. Dopo l’inserimento dei precari è ora il momento di guardare più che all’anzianità di servizio alla qualità dell’insegnamento, favorendo chi ha conseguito la laurea e ha superato concorsi.
La sfida è, oggi, di fornire realmente a bambini/e e ragazzi/e le competenze per esercitare un’educazione alla cittadinanza democratica e attiva in una società complessa e pluralistica, dando loro le necessarie conoscenze, il pensiero critico, le relative abilità. Va reintrodotta per questo l’obbligatorietà dell’insegnamento dell’educazione civica con voto all’interno del ciclo scolastico. Spetta alla scuola nel suo insieme garantire il volervivere-insieme, l’inclusione di tutti gli alunni/studenti a prescindere dalle differenze, la fiducia e la solidarietà reciproca, la cura dell’interesse collettivo e del bene comune.